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Rock Stories - Doors on fire

Tratta da Rock bazar di Massimo Cotto.

"Sunset Boulevard. Jim Morrison e la sua fidanzata Pam stanno tornando a casa in macchina. Hanno appena registrato Alabama Song, scritta da Bertolt Brecht e Kurt Weill e suggerita al gruppo da Dorothy Fujikawa, fidanzata di Ray Manzarek. Jim è felice e, ovviamente, fatto. Si sporge dal finestrino e urla a squarciagola le note di Light My Fire. Non è ancora uscita, ma sente che quella canzone gli cambierà la vita.

Jim rimette la testa dentro la macchina, guarda Pam e dice: “Dobbiamo tornare indietro”.

Ha lo sguardo allucinato e terrorizzato.

“Indietro dove?”, chiede Pam.

“Agli studi.”

“Perché?”

“Sta andando tutto a fuoco.”

“Cosa?” Pam non capisce.

“I nastri. Qualcosa non va. Sento che stanno bruciando.”

E prima che Pam possa abbozzare una reazione, Jim pesta il piede che Pam ha sull’acceleratore e le prende il volante. Per miracolo riescono a evitare lo scontro con altre macchine che provengono dalla direzione opposta. Ora stanno viaggiando verso i Sunset Sound Studios.

Sono chiusi. Jim non si preoccupa. Scavalca il cancello. Corre verso la porta dello studio. Pam lo segue, ma non riesce a stargli dietro.

Jim apre la porta. Merda, ha davvero ragione, pensa Pam. La stanza è invasa dal colore rosso.

Pam vede Jim prendere una pompa antincendio e aprirla, inondando il rosso che si trova al centro della stanza. Il rosso sembra più forte, Jim pensa che il fuoco vince sempre, ma stavolta no, non può essere perché c’è in ballo il futuro dei Doors.

Finalmente si spegne.

E solo allora Jim Morrison si accorge che era una luce da lavoro, una di quelle luci che usavano negli studi cinematografici degli anni Quaranta.

Nessuna fiamma, nessun fuoco, nessun incendio.

Ora Jim è ancora più spaventato.

Esce dalla stanza di corsa.

“Filiamocela”, dice a Pam.

“Hai spento l’incendio?”, chiede lei.

“Sì, tranquilla, andiamo via.”

I due scavalcano il cancello, ma Jim è troppo agitato. Uno stivale, quello sinistro, rimane incastrato tra le sbarre.

Il giorno dopo, Tutti Camarata, il proprietario degli studi, convoca i discografici dell’Elektra e dice: “Ieri è successo un casino. Sapete a chi appartiene questo stivale?”.

L’Elektra non risponde. I discografici sorridono e dicono, semplicemente: “Paghiamo noi”."



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