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Metallica a Milano



Finalmente ci siamo! L’attesa unica data italiana dei del Worldwired Tour dei Metallica è arrivata e noi siamo pronti a godercela.
Mentre ci addentriamo nell’ippodromo di San Siro i Bokassa, provenienti dalla Norvegia e dei quali Lars Ulrich è grande fan, stanno aprendo le danze.
Una ninna nanna spettrale introduce i Ghost, band mascherata come in un film horror, che ormai ha un certo seguito e che propone un sound gotico reso vario dall’uso insistente delle tastiere.



Fin da subito si capisce che la qualità dell’impianto audio non è delle migliori, forse anche a causa del vento che tira, e il volume non sembra adeguato ad un concerto metal di tale portata.
Sopra le nostre teste c’è un cielo minaccioso quando sui maxi-schermi partono le immagini de “Il buono, il brutto, il cattivo” di Sergio Leone sulle note de “L’estasi dell’oro” di Ennio Morricone.
Ecco che parte il  ritmo martellante di “Hardwired”, tratta dall’ultimo album: ci siamo!
I Four Horsemen compaiono sul palco accolti dal boato del pubblico e vanno subito ai mille all’ora: Hardwired è una scarica di adrenalina.
Dopo “The Memory Remains” arriva il primo classico “Ride The Lightning” dal secondo album della band, sul quale Kirk Hammet sfodera un assolo da brividi dimostrandosi un solista fenomenale.
La prima parte della scaletta si divide equamente tra brani tratti dal Black Album e dall’ultimo lavoro della band.
James Hetfield è sempre una macchina a livello ritmico, la voce inevitabilmente non è più ruggente come un tempo e sugli acuti si nota un po’ di fatica, compensata però dal mestiere del frontman.
Rumori di spari ed immagini belliche introducono “One”, uno dei pezzi più noti dei Metallica: qui però qualcosa sembra andare storto e i quattro non girano a dovere.
La pioggia intanto ha iniziato a scendere prima leggera e poi più insistente: il campo dell’ippodromo diventa presto un pantano che però non impedisce al pubblico di continuare a saltare e cantare.
Master! Un ruggito rimbomba nell’aria: il riff di “Master of Puppets” apre uno dei pezzi che hanno fatto la storia del metal. Qui i Metallica funzionano alla grande ed emozionano.



Di seguito “For Whom the Bell Tolls”, “Creepin Death” e “Seek & Destroy” aumentano il numero di brani storici dei Four Horsemen: è il momento più intenso della serata.
La conclusione è affidata ai classici “Nothing Else Matters” e “Enter Sandman”.
A metà serata c’è anche tempo per il momento divertimento di Robert Trujillo e Kirk Hammet che omaggiano i Litfiba con una cover di “El Diablo” cantata dal bassista: prestazione non memorabile, ma va bene così visto che i ragazzi non si prendono troppo sul serio.


Strappa una risata Kirk Hammet quando durante la serata scivola sul pedale del wah-wah e finisce gambe all’aria! Niente di grave per fortuna.



In conclusione non possiamo che essere soddisfatti di aver visto dal vivo delle leggende come i Metallica: forse in alcuni momenti non sono sembrati in perfetta forma, ma in altri ci hanno davvero emozionato.
E poi cosa si può chiedere ancora a quattro musicisti che hanno fatto la storia della musica e che pur non essendo più dei ragazzini hanno suonato per quasi tre ore sotto la pioggia senza fare una piega.
Arrivederci e a presto, Metallica!

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