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THIN LIZZY– Jailbreak


Se vi capita di girare per il centro di Dublino passate per Harris Street: lì potrete ammirare una statua in bronzo a grandezza naturale di Phil Lynott.

Se non sapete già chi sia, Phil è stato il leader/bassista degli irlandesi Thin Lizzy fino alla sua tragica morte nel 1986.

I Thin Lizzy non hanno ottenuto probabilmente il riconoscimento che meritano, ma nonostante ciò sono stati molto influenti per le successive generazioni di rockers e metallari.

Jailbreak del 1976 è sicuramente uno dei loro migliori lavori: il sound è tipico hard rock anni ’70, ma si distingue soprattutto grazie al grande lavoro delle due chitarre di Scott Gorham e Brian Robertson, che prima creano bellissime armonie e poi si sfidano in epici duelli all’ultimo assolo.


Qualcuno ha detto Iron Maiden, a proposito di influenze?

Provate ad ascoltare la conclusiva Emerald per capire di cosa stiamo parlando: 2 minuti di sublimi ed epici fraseggi chitarristici a terminare l’album.

Oppure Cowboy Song, che parte lenta e malinconica, prima di incendiarsi nel finale grazie a 2 assoli da brividi.

Ma Jailbreak non è solo questo: c’è il talento compositivo e melodico di Lynott, c’è pura energia hard rock!




I Lizzy ci avvisano subito nella title track: “Tonight there’s gonna be a jailbreak, so don’t you be around”.

Jailbreak significa evadere dalla prigione, perciò siete avvertiti: se non volete essere travolti dalla carica sonora del gruppo non fatevi trovare in giro.

Noi, però, che amiamo queste sonorità, vogliamo essere travolti eccome da un album trascinante come questo e quindi facciamoci trovare in giro.

Anzi facciamo trovare in giro la musica dei Thin Lizzy, in modo da dar loro il riconoscimento che meritano per aver scritto alcune bellissime pagine della storia del rock.

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