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Rock stories- Jovi & Jagger

Tratto da Rock Bazar di M.Cotto

"Tony Bon Jovi, cugino di secondo grado di Jon, era proprietario degli studi di registrazione Power Station di New York, dove passava la crema del rock a incidere o missare. Così un giorno chiese a John: “Ehi, ti va di venire a lavorare da me in qualità di artista emergente? Però dovrai fare un po’ di tutto, dal fattorino all’inserviente”.

Jon Bon Jovi disse ovviamente sì, perché stare vicino al sogno è un modo per sognare meglio. Non sapeva che le sue giornate le avrebbe passate a preparare caffè, pulire pavimenti, andare a fare le commissioni. Dormiva sulla moquette dello studio e pensava che in fondo era davvero un privilegiato perché la spazzatura che portava via era quella dei Rolling Stones.

Il primo anno la sua paga ammontava a 52 dollari e mezzo a settimana, il secondo anno salì a 125. Nei tempi morti, quelli cioè in cui non doveva fare le pulizie, cercava di rubare i segreti alle star e di imparare come si fanno i dischi. Aveva anche il permesso di registrare i suoi provini prima che arrivassero i musicisti. Jon Bon Jovi entrava in studio poco prima che facesse alba, tanto dormiva lì e la mattina presto era già pronto.

Sembrava non succedesse mai niente di buono e dopo due anni Bon Jovi cominciò a perdere la fiducia. Quando già stava pensando di mollare tutto, incontrò Mick Jagger, che stava entrando in studio. Era la seconda volta che veniva lì a registrare. Mick lo riconobbe e gli disse: “Stai andando avanti con i tuoi provini? Tieni duro”.

Quella fu la più grande scarica di adrenalina che potesse desiderare.

Jon Bon Jovi si convinse che presto la ruota sarebbe girata."



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