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Lez Rock L.A.C.K.S. By @fabioaxlsilv : Black hole sun


Ciao a tutti cari miei rockers! Correte! Fate presto! Mettetevi a sedere che oggi non c’è tempo da perdere! La fine è vicina! Eh Eh tranquilli non siamo in un film hollywoodiano su un’apocalittica fine del mondo per mano di alieni robot o chi per loro. Oddio, fatti tutti i conti non è che sia migliore lo scenario, ma non corriamo troppo; mi capirete alla fine di questa puntata. Bene; bando alle ciance e parliamo di cose serie, del motivo per cui siete nel mio salotto oggi. Il corriere che proviene da Seattle oggi mi ha portato una vera e propria chicca. Mi ha consegnato un album speciale con un singolo speciale che riguarda, ahinoi, tutti quanti. Sto parlando di Superunknown dei soundgarden e la canzone di cui parleremo oggi è la celeberrima Black hole sun. 

Questo singolo, che è il terzo estratto dall’album sopracitato, è la voce profetica del Seattle sound e del grunge; uno sguardo al presente che ciclicamente si ripeterà fino all’esaurimento della linfa vitale che anima il mondo. Questo lo si può personalmente constatare dopo averla ascoltata per intero. Specialmente vedendo le immagini molto intense, grottesche, desolanti ed apocalittiche del videoclip che uscì quell’ormai lontano 13 Maggio 1994. 


Oggi nel nostro caro salotto non vi parlerò in modo molto schietto, diretto quasi brutale per i più sensibili perché questa puntata vuole essere un sentito tributo all’idea di grunge, all’anima di Cornell che se n’è andata via troppo presto. Carissimi e carissime, è all’alba di un nuovo giorno in cui non riesco a vedere il sole dentro me che ho deciso di scrivere a proposito di questa traccia musicale. Non sto utilizzando giochi di parole o spicciole figure retoriche; quella bellissima stella morta oggi non brilla dentro di me e dentro nessun altro. 


Quest’anno il destino ha deciso di mettere a nudo davanti a tutti le piaghe che l’umanità si sta trascinando dietro da anni come delle catene arrugginite per un fantasma. Riscaldamento globale, pandemia, stragi, controversie, poltrone traballanti; troppe ce ne sono e innumerevoli ancora imperterrite accadranno fino alla notte dei tempi. Io nel mio piccolo mi accontento di parlarvi di una delle più belle voci della storia della musica; quella di Chris Cornell. Pensandoci bene la sua è la voce perfetta per cantare quella dolce e lacerante ninna nanna sull’invocazione di un buco nero che spazzi via tutta la nostra ipocrisia, la nostra inconsistenza a cui gli ideali dei mass media ci hanno portato. 


Guardatevi bene attorno, con i vostri “occhi indisposti e mascherati in modo che nessuno li riconosca”, riuscite a vedere la disperazione degli adolescenti in sovrappeso che non verranno accettati e che non si accetteranno mai?! Riuscite a vedere quelle braccia bucate?! Quelle dita in gola?! Quelle pillole magiche che ti renderanno bello?! Le sentite le urla delle ragazzine avvinghiate dagl’immondi?! Lo sentite questo maledetto pugno allo stomaco figlio del disgusto per tutto ciò che vi ho appena fatto percepire? Beh, per il vostro bene devo augurarmi che sentiate questo fastidio intimo; perché?! Perché altrimenti molto probabilmente non vi rendete conto che siete seduti al tavolo dell’ipocrisia mentre sorseggiate un aperitivo di superficialità e cattiveria. Un happyhour da non consumare nel salotto di L.A.C.K.S. ma bensì nel fetore del sudore dell’ostentazione e dell’inconsistenza. Linguaggio troppo forte oggi?! Beh, per fortuna ve l’avevo anticipato. Sono un po’ dispiaciuto sinceramente, ma non so proprio come riesca la vita ad esser delicata quando ti mette di fronte tutta questa desolazione a cui siamo arrivati. È proprio questo il tono con cui Cornell nel ritornello con riverbero e delay che chiede a quel buco nero se verrà mai a spazzare tutto questo male dalle nostre esistenze. 

Dapprima voce incerta nel ritornello inizia ad urlare e ad invocarlo con sempre più forza fino a crollare per l’esaurirsi delle forze e probabilmente arrendersi all’evidenza che quel buco nero lo abbiamo dentro e che solo noi, quali principali artefici del proprio destino, possiamo chiamare a salvarci. 

Addentrarsi nel proprio inconscio può portare a perdersi nel tempo e nello spazio delle paranoie insulse tentano di avvinghiarti e trascinarti nell’oblio di una tragica fine. L’ex front man dei Soundgarden non è riuscito a divincolarsi da queste e ha lasciato un vuoto inquantificabile nella musica e nelle nostre anime. La mia speranza è che il mio modo un po’ rude oggi vi lasci comunque un messaggio positivo, come una pacca energica sulla spalla, che sia di allerta a mettervi in guardia da un pericolo e che non vi faccia sentire soli quando vi ritroverete ad affrontarlo. Oggi mi congedo così a conclusione della terza puntata di L.A.C.K.S. e del mio tributo a Cornell. Arrivederci alla prossima rockers! Stay tuned an FILL YOUR L.A.C.K.S.


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