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Intervista ai Bacon Chaos!


La prima domanda riguarda la vostra storia con il mondo del rock, come lo avete scoperto e come vi ci siete innamorati? 

Vittorio: io ho avuto la fortuna di avere mio padre che ha sempre collezionato LP e quindi sin da piccolo ero circondato da vinili: solo il semplice guardare le copertine mi gasava da paura, immagina quando partiva il giradischi!!! A quel punto partivano anche le urla di mia madre per il volume troppo alto, ma anche questo è Rock!!! 

 Andrea: io invece ho ricordi della musica solo a cominciare dall'età delle scuole medie, quando ai tempi c’era Mtv che quasi decideva per noi cosa era meglio ascoltare ahaha però anche grazie a loro è iniziata una ricerca verso qualcosa di più “particolare”, più di nicchia, fino ad arrivare da solo a ripercorrere la storia del rock partendo da Chuck Berry e Buddy Holly e passando per tutte le sfaccettature che il rock ha preso fino a quegli anni. 

 Luca: per caso, chiuso nella stanza, con la prima versione di winamp e l’amico più’ grande che masterizzava illegalmente tutto quello che gli passava a tiro. Ascoltando questi CD e senza skippare (come si usa adesso) ho sentito il potere del suono e la musica ti salva da merdate varie dove si rischia di cadere in adolescenza e non solo... non parlo solo di cattive abitudini ma parlo soprattutto a livello mentale.  Com'è nata la band e da dove deriva il vostro nome? 

La band è nata all'inizio del 2018 dall'incontro di Vittorio e Luca, che decidono di creare questo progetto inizialmente come duo garage/rock. Dopo l'uscita del primo EP "Nervoso" si sente sempre più forte il bisogno di aggiungere il basso, perché le idee che stavano nascendo in quel periodo avevano un'attitudine diversa e da alcuni punti di vista un po’ più complessa. Così è partita la ricerca di un bassista e dopo varie esperienze finalmente è arrivato Andrea, con il quale abbiamo intrapreso questo percorso che ci ha portato fino a "Macula". Il nome non deriva dalla “pancetta”, come tutti potrebbero pensare, ma dalla forte attrazione che ha sempre suscitato in noi il pensiero artistico di Francis Bacon, che era basato principalmente sul caos come metafora artistica ed esistenziale: e subito nasce Bacon's Chaos. E sicuramente ci rappresenta in pieno. 


 Abbiamo ascoltato più volte "Macula", nel vostro album si usa molto parlato e parti musicali soliste, com'è nato questo progetto e a chi vi ispirate? 

Macula, a differenza del primo EP "Nervoso", il quale si potrebbe definire più spontaneo e istintivo, è stato un lavoro più lungo e ragionato, perché nasce da alcuni giri che Luca aveva concepito quando eravamo ancora un duo. Ad esempio, non riuscivamo mai a trovare una strada che ci desse soddisfazione per sviluppare il brano “Nere Cornici”, poi, con l'arrivo di Andrea, finalmente abbiamo capito quale fosse quella giusta. Macula esprime davvero in ogni brano una parte di noi tre, infatti ogni traccia è diversa dalle altre ma l'idea di fondo che le accomuna è sempre la stessa. Si vogliono raccontare le paure, il disagio, l'angoscia che ognuno di noi prova nella propria vita, dietro le quali però, allo stesso tempo, si può sempre intravedere uno spiraglio di Luce da cui poter rinascere; e i testi di Luca esprimono al meglio questo concetto. 


 Qual è il vostro gruppo preferito e perché ? 

Vittorio: non ho un gruppo preferito, ci sono periodi in cui mi fisso con una band e la ascolto in loop; in questo periodo sto ascoltando tanto i Verdena, non i primi album che ormai ho consumato, ma “WOW” del 2011, che penso sia il loro lavoro più maturo, soprattutto, dal mio punto di vista, per l’apporto di Luca Ferrari, che è uno dei batteristi italiani ad ispirarmi di più per la sua capacità di non essere banale e saper plasmare il suo suono in ogni brano. 

 Andrea: anche per me vale lo stesso discorso, non ho una sola band preferita, in ogni periodo della mia vita c’è stata una band che mi ha accompagnato, principalmente perchè mi rispecchiavo in quei brani in quel periodo, sia nei testi che nella musica. Sono sempre rimasto su band come i Rage Against The Machines, Red Hot Chili Peppers, Queen of the stone age... insomma, mi piacciono le band con i nomi lunghi ahah, scherzi a parte, tante sono state le band che per anni hanno avuto gran parte delle mie orecchie, ad esempio anche i Pantera che negli anni delle scuole superiori mi hanno fatto compagnia per giornate intere. Negli ultimi periodi invece sono molto in fissa con Tool, Deftones e Vulfpeck, che con tutto quello detto prima non c’entrano nulla, ma mi piacciono tantissimo. Ah, non posso non citare anche i Trivium, li ascolto da quando sono usciti, da quando erano odiati da molti e non ho mai smesso di seguirli, forse sono loro il mio gruppo preferito :/  Luca: Uno solo? Impossibile... ne dico almeno tre, ma sono comunque pochi: Oasis, Pearl jam e Tool. Oasis = attitudine e Generazione X (la mia generazione). 

Pearl Jam = per l’anima e l’appartenenza per qualcosa che non esiste più. 

Tool = per la magia quasi aliena e interstellare che emanano. 

 Di tutti i concerti live che avete visto quale vi è rimasto più impresso e quale vi ha deluso? 

Vittorio: ne ho visti tanti, di generi diversi, ogni concerto mi ha sempre lasciato qualcosa dentro, ma un ricordo particolare è legato al concerto dei Pearl Jam a Milano nel 2018, perché Eddie Vedder aveva avuto gravi problemi alle corde vocali (infatti l'evento era a rischio), è salito sul palco sofferente, ma dopo tre brani come d'incanto la sua voce è migliorata sempre di più e ci ha catapultato completamente in un altro mondo: da quel momento ho avuto la conferma di quanto tutti i componenti della band si potessero definire dei veri “animali da palco”.Il peggiore sicuramente i Metallica, sempre a Milano nel 2015. 

 Andrea: non ho assistito a tanti concerti di band famose, preferisco andare a vedere band locali, in posti piccoli, non troppo affollati, i grandi concerti non mi fanno impazzire principalmente per questo motivo. In generale tutti i concerti dei Trivium che ho visto mi hanno sempre gasato tantissimo, alla fine la band preferita ha sempre qualcosa che ti stupisce. Invece, purtroppo, sono stato deluso dai Red Hot, qualche anno fa quando li ho visti all’Ippodromo di Milano, e non so, forse era tutto troppo dispersivo, si sentiva male, non si vedeva nulla, non mi ero divertito per niente, è più il genere di evento che mi ha deluso che la band in se. 

 Luca: Oasis 1998, Milano e Oasis 2008, Sheffield come impressione storica nella mente del “bambino”. Tool, Firenze 2019 per la bomba immessa nella mia cassa toracica. Delusione? 

molti purtroppo... da band famose che dal vivo purtroppo sono quello che sono. 

 Quale sono i progetti per il vostro FUTURO? 

Appena sarà possibile, cercare di suonare live e fare ascoltare dal vivo i brani nuovi di Macula e poi sicuramente continuare a lavorare su pezzi nuovi e sound che ci rappresentino. 


 Se doveste descrivere il rock con una sola canzone, quale sarebbe? 

Vittorio: A forest, The cure Andrea: Foxy Lady di Jimi Hendrix Luca: Doors RoadHouse Blues  

I giovani oggi sembrano essere molto meno rock che un tempo, questo non è il vostro caso! a cosa è dovuto secondo Voi? 

Sicuramente si è perso il gusto di ascoltare gli album, quelli storici, le cosiddette pietre miliari del rock, da dove tutto è nato; è vero che con i nuovi sistemi tecnologici una persona è in grado di creare un album da solo nella sua stanzetta e pubblicarlo in tempo zero sulle varie piattaforme, ma è proprio questo che secondo noi ti allontana dalla vera anima del “'essere rock”, quella che emerge dai cosiddetti “classici”. Infatti, “essere rock” non significa solo distorsione, sballo, atteggiamento da duri e cazzate varie, ma rappresenta sacrificio, lavoro condiviso, confronto e anche scontro, in modo che tutti i membri di una band riescano a dare il loro personale contributo all’interno di ogni brano. E poi è fondamentale suonare dal vivo, “suonare, suonare, suonare”, con tanto sudore.  Luca: sui giovani d’oggi ci scatarro su! 

 Il nostro blog nasce con l'intento di far avvicinare i più giovani al magico mondo del rock, i vostri consigli? 

Considerando quanto appena detto, potremmo consigliare di ascoltare tanti album di vari generi e assimilare il meglio da ognuno di essi, creandosi un proprio background; andare a vedere tanti concerti, ma proprio tanti, per conoscere gente che ha più esperienza e che può insegnare qualcosa; poi chiudersi in sala prove, attaccare il jack alla chitarra, non aver paura di lavorare insieme ad altri e portare avanti le proprie idee, provando a costruire qualcosa di autentico. 

 Secondo voi ci sono band che ora come ora possano essere il futuro del rock? Se si quali? 

Domanda scomoda. Si, sicuramente ci sono, ma purtroppo non sono conosciute quanto meriterebbero. Ci capita spesso di ascoltare band come noi, emergenti o anche un po’ più conosciute, che spaccano, che hanno molto da raccontare e che potrebbero fare la differenza, uscire, ma la tendenza generale è restare su quelle band che consideriamo come classiche, famose, pietre miliari del rock, che sotto alcuni punti di vista possiamo anche considerare vintage, che non fanno male eh, però un po’ di aria fresca non fa mai male. Il seguito è calato molto rispetto agli anni d’oro in cui le band rock erano tanto considerate, speriamo nelle prossime generazioni, che la ruota giri di nuovo e che riporti il giusto interesse che questa musica merita. 

 In un ultimo vi chiedo per Voi cosa significa la parola ROCK? 

La divinità che non si vede ma che si sente.

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