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Intervistiamo i Reasons Behind!



Ciao, innanzitutto grazie per concederci questa intervista.

Iniziamo.

La prima domanda riguarda la vostra storia con il mondo del rock, come lo avete scoperto,e come vi ci siete innamorati?

Considerato che l’età dei membri della band varia parecchio, la risposta a questa domanda non può essere univoca, perché ciascuno di noi ha vissuto una fase diversa della continua evoluzione del rock, anche se magari solo per qualche anno. Il nostro chitarrista Gabriele, ad esempio, è degli anni 80 e ha vissuto il periodo in cui il video musicaleè diventato mainstream, scoprendo band come Europe, Queen o anche Bon Jovi. Michele (il bassista) fa parte di una famiglia in cui non è il solo musicista, quindi la musica lo ha accompagnato fin dalla tenera età, mentre per il nostro batterista Andrea la cosa è stata un po’ più di stomaco, visto che comprò il suo primo CD degli Iron Maiden perché attirato dalla copertina. Elisa è invece un caso un po’ più particolare, essendosi avvicinata al mondo del rock/metal in età più avanzata, scoprendo i nostrani Vision Divine nell’era in cui il cantante era Michele Luppi.

Com'è nata la band e da dove deriva il vostro nome?

La band è nata nel 2010 come credo avvenga spesso tra i musicisti emergenti: suonando cover dei propri pezzi preferiti in una piccola sala prove di periferia. Dopo i primi mesi la situazione ci andava un po’ stretta, quindi abbiamo cominciato a buttare giù idee, riff, con l’obiettivo di creare qualcosa di nostro e ci siamo dedicati anche agli aspetti più formali, come il nome. La scelta di utilizzare Reasons Behind è arrivata quasi per caso, mentre ragionavamo su un testo che alla fine non è stato utilizzato: ci piacevano sia il modo in cui suonavano che il loro significato (il guardare oltre l’apparenza, all’essenza delle cose), quindi è diventato il nome ufficiale.

Com'è nato il vostro ultimo album ?

Dal punto di vista delle tematiche affrontate, la storia del concept è nata poco dopo l’uscita del disco precedente (The Alpha Memory), mentre a livello musicale il parto è stato un po’ più lungo, sia perché nel frattempo abbiamo affrontato qualche cambio di line up, sia perché volevamo spostarci su sonorità meno classiche. Le 11 tracce di “Project: M.I.S.T.” sono state composte in momenti diversi, mentre definivamo in maniera sempre più precisa la direzione musicale che intendevamo prendere e riviste man mano che il sound si affinava, per garantire una certa omogeneità di fondo. Diciamo che è stato un album di transizione...

Qual è il vostro gruppo preferito e perché?

Anche qui è difficile dare una risposta unica, vuoi perché siamo 4 musicisti con background molto diversi tra loro, vuoi perché molti di noi ascoltano una gran varietà di generi e sottogeneri. Cercando di fare una sintesi, potremmo citare, certi di dimenticarne qualcuno, Europe, Rage against the machine, ma anche mostri sacri del metal come i Pantera.

Quale è stata la vostra migliore performance Live?

Domanda difficile: abbiamo bei ricordi di tantissime serate, in alcuni casi perché siamo consapevoli di aver offerto un buon spettacolo ai presenti, in altri per l’atmosfera, il pubblico o le band con le quali abbiamo condiviso il palco. Potendone citare due, delle quali conserviamo ricordi stupendi, diremmo lo Strigarium 2013, durante il quale trovammo un’organizzazione stupenda nella cornice favolosa del lago d’Iseo, e il Festival Ladies of Metal ad Atene nel 2019, grazie al quale abbiamo conosciuto un sacco di persone e artisti splendidi.


Quale sono i progetti per il vostro futuro?

“Project: M.I.S.T.” è uscito l’estate scorsa, ma causa COVID non siamo riusciti a promuoverlo live, quindi non vediamo l’ora che i concerti tornino ad essere possibili per poter finalmente ricominciare a salire sul palco. Nel frattempo stiamo finendo la stesura del nuovo disco, che dovrebbe uscire nella prima metà dell’anno prossimo, quindi ora siamo concentrati sulla scrittura dei nuovi pezzi e su tutti i vari aspetti che coinvolgeranno la nuova release: grafiche, video, ecc.


Se doveste descrivere il rock con una sola canzone, quale sarebbe?

Eh anche in questo caso potremmo trovare diversi esempi di brani che hanno fatto la storia del rock, anche per motivi diversi (l’innovazione stilistica, il messaggio trasmesso): sceglierne una sola fa inevitabilmente torto a tutte le altre, quindi diciamo che ne citiamo una senza alcuna pretesa...Bohemian Rhapsody dei Queen.


I giovani oggi sembrano essere molto meno rock che un tempo, questo non è il vostro caso! a cosa è dovuto secondo Voi?

Il modo in cui la musica viene prodotta e usufruita è cambiato profondamente negli ultimi anni, grazie alle nuove tecnologie ma anche a tutto quello che rappresenta il lato mainstream di questo ambiente: è inevitabile che, in un mondo sempre più frenetico, dove chiunque abbia uno smartphone può accedere a milioni di canzoni praticamente gratis, dove si ha sempre meno tempo per ascoltare musica e spesso lo si fa mentre si è impegnati in altre attività, certi generi meno immediati (e magari anche un po’ più difficili da controllare/etichettare) ne facciano le spese.

Daltronde ogni generazione ha i suoi inni, i suoi generi musicali di riferimento, ma è anche vero che alcuni artisti arrivano così potenti da trasformarsi in classici multigenerazionali. Dei Queen, ad esempio, si parla tuttora, esistono artisti che eseguono cover dei Rolling Stones dopo oltre 60 anni, mentre certi fenomeni del momento sono spariti in un paio di stagioni...

Il nostro blog nasce con l'intento di far avvicinare i più giovani al magico mondo del rock, i vostri consigli?

Il nostro è un mondo fatto di passione, quindi l’unica cosa che possiamo augurarvi è di mantenere la vostra passione in quello che fate, perché è la cosa più importante ed il lavoro che fate è un importantissimo supporto all scena, un aiuto fondamentale per tutte le band che lottano per farsi sentire e che, grazie anche a voi, possono arrivare a un target altrimenti difficilmente raggiungibile.



Secondo voi ci sono band che ora come ora possano essere il futuro del rock? Se si quali?

Sempre più difficile! Fare dei nomi qui diventa davvero un’impresa, perché da musicisti abbiamo incontrato un sacco di band e artisti che fanno musica con tanta passione e mettendoci davvero l’anima. Più che uno in particolare, forse è bello pensare che il futuro del rock sia l’intera scena, fatta di band che hanno qualcosa da dire e lo fanno senza pensare al numero di followers o di visualizzazioni, alla popolarità, ma solo alla musica e a quello che comunicano tramite essa.

In un ultimo vi chiedo per Voi cosa significa la parola ROCK?

Direi che con la parola ROCK noi definiamo, più che un genere con stilemi precisi, un modo di concepire la musica più di pancia, un bisogno di raccontare e raccontarsi tramite la musica...poco importa se si è solo chitarra, basso e batteria, se si inseriscono strumenti classici o se si vira anche verso l’elettronica. Rock is an attitude!


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